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martedì 9 ottobre 2018

Sukkot, il tempo della nostro gioia

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SUKOT dimora temporanea
Sei proprietario di una casa? Se lo siete, probabilmente desiderate la strada aperta. Immaginate, una vita senza pagamenti ipotecari, idraulici, falciatrici, letture di contatori o sistemi di allarme! Chi ha coniato L ESPRESSIONE "proprietario di casa" "?" Abitatore della casa sembra più giusto.
Quindi cosA siamo? Nomadi o pantofolai? Siamo esseri transitori per i quali il movimento è vita e "nell aldila " viene scritta un'iscrizione sulla lapide? Oppure siamo anime radicate, per le quali i "viaggi" della vita sono solo tante espressioni della singolare ricerca della casa?
Come si compie la mitzvah di dimorare nella sukkah? Bisogna mangiare, bere e vivere nella sukkah, giorno e notte, come si vive nella propria casa negli altri giorni dell'anno:
Forse il modello più interessante della dualità del abitatore / viaggiatore nella nostra natura, è la sukkah, la capanna coperta di rami che funge da casa dell'ebreo per i sette giorni della festivita di Sukkot.
La definizione halachica della sukkah è che si tratta di una "dimora temporanea". Se le parole "temporanee" e "dimora" sono contraddittorie, sono; anzi, danno luogo a leggi contraddittorie riguardanti la costruzione e l'abitazione della sukkah. Ad esempio, se i rami della copertura del tetto della sukkah sono accatastati in modo tale che la pioggia non può penetrare, la sukka è squalificata - è una casa, non una sukkah. D'altra parte, se sta piovendo nella sukkah, non sei obbligato a mangiarci dentro - la sukkah è la tua casa, e se pioveva in casa tua, ci si sposta in un'altra stanza.
In altre parole, la Torah ci vuole prendere una struttura essenzialmente transitoria e renderla la nostra casa permanente. Oppure vuole che guardiamo la nostra casa permanente e capiamo che è, in sostanza, una struttura transitoria.
per capire questo,C'è una storia che ci riporta a circa 50 anni indietro. Un giovane studente della yeshivah ,stava per intraprendere un viaggio e scrisse al Lubavitcher Rebbe per una benedizione. Nella sua risposta, il Rebbe ha invitato il giovane a sfruttare l'opportunità di realizzare qualcosa di positivo in ogni luogo in cui si sarebbe fermato durante il suo viaggio. Il Rebbe usava come esempio il Mishkan, il santuario portatile che accompagnava il popolo d'Israele nei viaggi attraverso il deserto. Ad ogni loro accampamento, il popolo era stato incaricato di mettere in atto la struttura formidabile - consistente in centinaia di parti e richiedeva un esercito di più di 8.000 persone a riunirsi - anche se rimanevano solo una sola notte. Per un ebreo, ha concluso il Rebbe, non esiste una cosa simile a "passare" un luogo. Ogni momento della vita ha una permanenza, in virtù del fatto che la Divina Provvidenza ci ha guidato a questo particolare punto del tempo e dello spazio per uno scopo specifico.
Un'altra storia viene raccontata da un visitatore che, fermandosi nella casa del grande maestro Chassidico Rabbi DovBer di Mezheritch, si accorse dalla povertà che vide di lì. La casa del rabbino DovBer era completamente priva di arredamento: "Come puoi vivere così?" chiese il visitatore. "Io sono molto lontano dalla ricchezza, ma almeno in casa mia troverai, grazie a D-O, le necessità di base: alcune sedie, un tavolo, i letti ..."
"Infatti?" ha detto Rabbi DovBer. "Ma non vedo nessuno dei tuoi arredi CON TE, come riesci a gestire iil tuo viaggio senza di loro?"
"Cosa pensi, credi che io porti tutti i miei beni con me ovunque vada?, quando viaggio, faccio quello che è disponibile, ma a casa: la casa di una persona è diversa!"ribatte l uomo .
"Ah, sì," disse Rabbi DovBer. "A casa è una cosa diversa ...per dire che questo mondo materiale in cui noi viviamo e e una vita transitoria,dove dobbiamo pensare alla nostra spiritualita in primis
Chag Sameach da Rav Levi Piha
tradotto da un articolo di Rabbi Mendel Raskin,Montreal Canada






Shabbat Times Torino, 
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Accensione delle candele: 18:57 di venerdì 28 settembre 2018
Sukkot VI (CH''M) si verifica sabato 29 settembre 2018
Havdalah : 20:03 sabato, 29 settembre  2018                                                                                                                                                                              ACCENSIONE DI SHMINI AZERET
DOMENICA 30 SETTEMBRE 18.54  USCITA DELLA FESTA
MARTEDI SERA 2 OTTOBRE ALLE 19.51
LA FESTIVITA DI SHEMINI AZERET E SIMCHAT TORA 
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Subito dopo i Sette giorni di Sukkot arriva la festa  di due giorni di Shemini Atzeret e Simchat Torah. (Nella terra di Israele, la festa è "compattata" in un solo giorno).

Shemini Atzeret significa "l'ottavo [giorno] di conservazione"; i maestri chassidici spiegano che lo scopo principale della festivita è di conservare e "concepire" le rivelazioni e i poteri spirituali che ci vengono concessi durante le feste del mese di Tishrei, in modo da poterli successivamente applicare alle nostre vite durante tutto l'anno.

LE  "Quattro speci"quindi il lulav ecc... non vengono presi a Shemini Atzeret. Mangiamo ancora nella sukkah (secondo l'usanza della maggior parte delle comunità), ma senza fare la benedizione speciale sulla sukkah. Il secondo giorno di Shemini Atzeret (cioè il nono giorno dall'inizio di Sukkot) torniamo a mangiare in casa.

Il secondo giorno di Shemini Atzeret si chiama Simchat Torah ("Gioia della Torah"). In questo giorno concludiamo, e ricominciamo da capo, il ciclo annuale di lettura della Torah. L'evento è segnato da una grande esultanza, specialmente durante la processione delle "hakafot", nella quale marciamo, cantiamo e danziamo con i rotoli della Torah attorno al tavolo di lettura nella sinagoga. "A Simchat Torah", dice il chassidismo, "ci rallegriamo della Torah e la Torah si rallegra di noi, anche la Torah vuole ballare, così diventiamo i piedi danzanti della Torah."

Altre celebrazioni del festa includono la preghiera speciale per la pioggia inclusa nella preghiera di musaf di Shemini Atzeret e l'usanza che tutti sono chiamati alla Torah di  Simchat Torah.per gentile concessione di chabad.org 

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domenica 25 marzo 2018

SCEGLIERE IL BENE !

Life isn't about the situation, life is about choosing the good, no matter what! 

‎                 !אין עוד מלבדו

È una frase che diciamo tutto il tempo ma come puo essere ?? Insomma, Siamo in un mondo dove cè tutto, ma nn Lui!
Quando un Chatan chiede alla kalla di sposarlo lei è sicura di dirgli Si!
Ma quando Hashem ci dice sposiamoci in questo mondo, noi gli rispondiamo un po traballanti "ah ok dai si" abbiamo un po' paura di quello che ci spetta, di scendere in questo mondo falso

Quando facciamo una mitzva diciamo אשר קידשנו במיצותיו וציונו..
Proprio come un חתן מקדש la sua callà la sera del loro matrimonio

Ma, Se nn ce nient'altro oltre ad Hashem allora perchè a noi non pare così, perchè si sembra ci siano altri valori?!

Perchè Questo mondo è buio, e non riusciamo a vedere la verità purtroppo

Elenca 6 cose per cui sei grato:

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           BEING GRATEFUL

To be happy is a decision !

           *HASHEM CI AMA *
                 ma quanto?
Il besht dice ke HAshem ci ama piu di quanto due genitori amano il loro baby che hanno aspettato per 60 anni!!!!
Pensiamo un minuto,
Noi siamo niente , un puntino mini in questo mondo, ma HAshem aspetta costantemente le nostre tfilot, vuole che gli parliamo, ci ama , e siamo tutto per LUI

Cos'ha di speciale questo mondo, per il quale vale la pena viverci?

Una mitzvah, una moneta in Tzdaka, un sorriso al nostro amico
Questa è la vera verità, ed è per questo che scendiamo in questo mondo pieno di illusioni e falsità
La Torah, questa è l'unica verità

Hashem crea costantemnte questo mondo יש מאין!
Niente in questo mondo puó esistere senza di Lui
Niente ha una sua indipendenza
H' da constantemente forza a tutto
Hashem dice il nostro nome, il nostro proprio nome ogni singolo secondo, e cosi noi viviamo, respiriamo, Hashem nn smette mai di dirlo!!!

Ora prova a ripetere il tuo nome e
Fermati
Pensa che Hashem non smette mai di dirlo
Ti senti ancora insignificante?!
Ogni giorno Hashem ci regala quel giorno, quelle ore, quei minuti e secondi e dobbiamo esserne grati!

Il Rebbe dice che ci son due tipi di test in questo mondo
Il Test della povertà e quello della
ricchezza

Quello della richezza è il piu difficile in quanto Vedere Hashem quando abbiamo "tutto" , quando stiamo bene è piu difficile e soprattutto...
Quando ci sentiamo indipendenti!

Ma quando una persona sta ח״ו male , riconosce, realizza quanto Ha bisogno di Hashem

                 JUST DO IT
Tutto è possibile!
Prova sempre e nn fermarti mai, e soprattutto non ascoltare il tuo YETZER HARA!

... E per finire
‎טוב להודות לה׳
‎ולהגיד בבוקר חסדיך
‎ואמונתך בלילות
Non ce lo dimentichiamo mai
Perchè tutto quello che H' fa è per il bene, e anche se a volte non sembra cosí dobbiamo continuare a credere in Lui perchè non ci abbandona mai, è sempre , sempre con NOI❤✨

venerdì 16 marzo 2018

PARASHA' VAYIKRA'

Prima di comunicare a Mosheh le leggi riguardanti i sacrifici, D-o lo chiama per nome. I nostri Maestri spiegano che il fatto di chiamare la persona prima di comunicarle il messaggio è un segno di considerazione e di amore e ci insegnano che D-o ha voluto così dimostrare il suo amore per Mosheh e per il popolo ebraico.

   Questo tema viene ripreso nella Haftarah che comincia con questo versetto “Ho creato questo popolo per Me, affinché esso canti la Mia lode”. Ogni Ebreo, qualunque sia la sua provenienza o il suo stile di vita, esiste al solo scopo di esprimere – ed in effetti esprime – la lode di D-o.

   Nelle nostre relazioni con il prossimo noi dovremmo rispecchiare queste vie divine. Dovremmo sempre predisporci a riconoscere come tutto il nostro prossimo “canata la lode di D-o” e lavorare su noi stessi e su di loro per accrescere e sviluppare questa lode.

   Il brano della Torah stesso è incentrato sui sacrifici offerti nel Santuario nel deserto e più tardi nel Tempio di Yerushalayim. La parola ebraica per sacrificio è qorban che viene dalla radice qarov che significa vicino. I sacrifici sono il mezzo tramite il quale si realizzano la vicinanza e l’intimità tra D-o e l’uomo, e, in un senso più lato, fra D-o e ogni aspetto del mondo.

Quando una persona offriva un sacrificio il suo intento era di avvicinarsi a D-o. Ogni persona ha una scintilla divina dentro di sé, un potenziale spirituale che è infinito e illimitato, come lo è D-o. Ed ogni persona ha una natura animale, una parte della sua personalità che si preoccupa delle sue esigenze fisiche: mangiare, bere, dormire e tutte quelle cose che le procurano una qualche soddisfazione materiale.

   È forse questo male? No. Ma sarebbe una vergogna se la persona facesse solo questo in tutta la sua vita. Sarebbe uno spreco terribile se, invece di aggiungere qualcosa al mondo e di migliorarlo quella persona fosse dedita soltanto alla gratificazione delle sue esigenze e dei suoi desideri.

  Ci deve essere un processo di comunicazione fra le due componenti della creatura umana. Abbiamo bisogno di un punto d’incontro, un’unione delle due vie che ci assicuri che la nostra esperienza spirituale non appartenga ad un altro mondo e che la nostra esperienza fisica sia permeata di un significato e di una profondità che solo a consapevolezza spirituale può dare.

  Questo era lo scopo dell’offrire un sacrificio. Era un processo di crescita nel quale la persona elevava la sua parte animale, insegnandole a guardare in alto e a riconoscere uno scopo più elevato.

   Sull’altare bruciava il fuoco divino, fiamme che discendevano miracolosamente dal cielo.

Questo viene paragonato al fuoco divino che ognuno alberga nel suo cuore. Offrire un animale su quell’altare e farlo consumare dal fuoco divino corrisponde ai nostri sforzi di portare il fuoco della spiritualità dentro la nostra esperienza materiale di ogni giorno.


Preso da "Il filo diretto" a cura di Naar Israel e basato su un discorso del Rebbe

venerdì 12 gennaio 2018

Una storia chassidica ...

Un bambino corse piangendo da suo padre. Stava giocando a nascondino con i suoi amici e il bambino che doveva stare “sotto” gli aveva fatto uno scherzo. Tutti si erano nascosti, ma quello che doveva stare “sotto” invece di andare a cercarli, se ne era semplicemente andato a casa. Per un certo tempo i bambini che si erano nascosti si erano sentiti molto soddisfatti. Dopo tutto, erano rimasti nascosti per un bel po’ senza essere stati trovati. Ma poi avevano cominciato a sentirsi abbandonati e traditi.
Mentre il bambino stava raccontando, vide suo padre, Il Magghid di Mezeritch, scoppiare in pianto anche lui.
“Perché piangi?” chiese il bambino a suo padre.
“Perché D-o si lamenta proprio come fai tu”.
Quando Egli si nasconde, Egli si aspetta che noi andiamo in cerca di Lui.
 

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lunedì 8 gennaio 2018

La Gheulà – L’attesa del Mashiach

Scrive Rambam:

“Colui che non ci crede o che non attende la sua venuta, non rinnega solo i profeti, ma rinnega anche la Torà e Moshè Rabenu”.

Si deduce quindi che non basta credere nella venuta del Mashiach ma che si deve aspettare come quando si attende impazientemente che accada qualcosa.

Per poter concretizzare questa attesa, si deve approfondire il concetto del mashiach studiando nei testi il suo significato e gli avvenimenti che porterà con la sua rivelazione.

Nonostante ciò non si dovranno cambiare dei piani basandosi sul fatto che: “tanto mashiach sta per arrivare … “, poiché la sua venuta viene a completare le nostre opere nella diaspora ma non assolutamente a cambiare il loro ordine.

Ad ogni modo l’attesa deve essere reale e concreta. C’erano alcuni saggi che addirittura scrivevano nei loro inviti di matrimonio: “Le nozze avranno luogo a Gerusalemme nel Terzo Beth Hamikdash, se mai sia fino ad allora mashiach non sarà ancora venuto la cerimonia avrà luogo in … “.

Scritto da Chani Binjaminson su Chabad.org, Preso da Il pensiero di tora


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lunedì 4 dicembre 2017

YUD-TET KISLEV: LA GHEULA'



Questa settimana celebriamo la celebrazione chassidica di "Yud-Tess Kislev", per commemorare la liberazione dalla prigione zarista del rabbino Schneur Zalman di Liadi, fondatore dello Chassidismo Chabad. Il rabbino Shneur Zalman (noto ai Chassidim come "Alter ('Vecchio') Rebbe") fu un discepolo del successore di Baal Shem Tov, il fondatore del movimento chassidico.

Il giorno storico di Yud-Tess Kislev è stato più che un trionfo personale per il Rabbino Shneur Zalman. Nel riconquistare quel giorno la sua libertà personale e la libertà di continuare i suoi insegnamenti e il suo lavoro, ottenne una vittoria per l'intero movimento chassidico che era stato sotto la minaccia di repressione e di estinzione.  l'Alter Rebbe era il principale esponente degli insegnamenti dEL Baal Shem Tov, che aveva fondato il movimento chassidico circa mezzo secolo prima. È per questo motivo che fu reso il principale bersaglio dell'attacco degli oppositori del Chassidismo, e la "Gheula" (redenzione) portò la salvezza ai numerosi seguaci del Baal Shem Tov e al nostro popolo nel suo insieme.

Uno dei grandi successi del Baal Shem Tov fu l'aver rivelato la vera natura di un Ebreo. Mentre dedicava la sua vita alla diffusione della Torah e delle Mitzvot nella misura più completa, non perdeva mai la speranza e la fiducia verso ogni Ebreo, non importa quali circostanze avessero temporaneamente oscurato il suo ebraismo. Il Baal Shem Tov insegnò (e il Vecchio Rebbe espose a lungo) che l'Ebreo era essenzialmente, per sua natura, incorruttibile e inseparabile da D-o; che "nessun ebreo è in grado o disposto a staccarsi dalla Divinità". Spesso è necessario non fare altro che "grattare la superficie", e la vera natura interiore dell'Ebreo viene rivelata.
Il Baal Shem Tov ha introdotto una nuova relazione fraterna tra ebrei ed ebrei, basata sul significato interiore di "Non abbiamo tutti,che  un unico Padre" Con l'esempio personale del suo stesso lavoro, ci ha insegnato quale sia il nostro atteggiamento e approccio nei confronti del prossimo, come gli ebrei dovrebbero essere. Il Baal Shem Tov ha iniziato il suo lavoro come assistente "Melamed" (insegnante di bambini piccoli), prendendosi cura dei piccoli e insegnando loro la Shema, le Brachot(benedizioni del mattino) e altre semplici preghiere. Allo stesso tempo ha rivelato alle menti mature dei suoi grandi discepoli alcuni dei più profondi insegnamenti della "Torah interiore" - la "Kabbala" - e il vero modo di servire D-o con il cuore e la mente. Questa profonda filosofia trovò la sua espressione ed esposizione sistematica nel Chassidismo Chabad.

Oggi più che mai, è dovere e privilegio di ogni Ebreo educare i bambini ebrei; "Bambini" nel senso letterale, nell'età, e "bambini" nella conoscenza dell'ebraismo. Come disse una volta il Lubavitcher Rebbe: "i suoi anni non devono essere misurati con il suo certificato di nascita. Un anziano canuto di 70 anni può, in verità, essere come un bambino che si muove strisciando a quattro zampe! "In verità, l'educazione di un uomo non è limitata alla panchina della scuola; deve continuare per tutta la sua vita (cioè si dovrebbe cercare di diventare più saggi e migliori ogni giorno). Quindi, uno deve essere uno studente e un insegnante allo stesso tempo, e in entrambi i casi il successo dipende dall'affetto reciproco, dal vero 'Ahavat Yisroel' (amore del prossimo Ebreo).

ORARI DI SHABBAT Torino, Piemonte, Italia
ACCENSIONE DELLE CANDELE 16:30 di venerdì 1 ° dicembre 2017
LA PARASHA SETTIMANALE   Parashat Vayishlach
Havdalah (50 min): 17:38 di sabato, 2 dicembre 2017
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